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Agapornis tar 1

Agapornis taranta : un'esperienza d'allevamento(parte prima)

PremessaQueste brevi note provengono da un’esperienza d’allevamento e riproduzione di questa stupenda specie a cui mi sono dedicato ultimamente. L’esperienza si riferisce ad una coppia ancestrale di 20 mesi di età, nata in Italia e quindi non di cattura, proveniente dal medesimo allevamento ma da linee di sangue diverse (non consanguinee) per ogni esemplare. Maschio e femmina sono stati abituati a convivere nella stessa gabbia (da soli) a partire dal sesto mese di età per facilitare una salda unione di coppia futura, primo passo per garantirsi buone possibilità riproduttive.AllevamentoL’Agapornis taranta come tutti ben sanno è una specie dimorfica e dalla rara bellezza esteriore, molto legata al suo allevatore anche se non allevata allo stecco e con movimenti mai frenetici, ma ponderati ed a misura. Inoltre tale specie è l’unica nella famiglia degli Agapornis a portare il cibo al becco aiutandosi pure con le zampe ed è anche quella di taglia maggiore.La coppia oggetto di queste note è stata alloggiata in una gabbia metallica zincata (90x40x40) con griglia sul fondo per evitare il contatto con le feci, con possibilità di divisione della stessa in due parti con grata metallica verticale, mangiatoie (due) a tramoggia e due aperture per sezione: una per il nido ed una per il bagnetto.Sono state applicate internamente quattro ciottoline per gli alimenti integrativi, sospese ai lati dei quattro posatoi messi sfalsati (due centrali bassi e due laterali alti), onde favorire il volo della coppia. E’ presente anche una coppia di scalette in legno appese al soffitto atte a favorirne il moto e la naturale predisposizione arrampicatoria.La posizione è all’interno, in un ambiente tipo serra, con illuminazione solare abbondante ma non diretta ed areazione naturale del locale, che è dotato di programmatore luce alba/tramonto, ionizzatore, igrometro, termometro ed analizzatore di COV (composti organici volatili) per l’aria viziata, molto utile in inverno. La temperatura non è fissa, anche se non scende quasi mai al di sotto dei 10°C, ma segue l’andamento delle stagioni e così pure il tasso di umidità, che viene eventualmente corretto con opportuni accorgimenti solo nel periodo delle schiuse (60-70%). Le ore di luce programmate nel periodo di mantenimento sono 10, mentre nel periodo delle cove e svezzamento arrivano fino a 14 onde facilitare una corretta alimentazione dei pullus e poi proseguono naturalmente seguendo le stagioni.AlimentazionePeriodo di mantenimento e muta:la coppia è stata alimentata durante questo periodo con misto semi, spighe di panico a giorni alterni, insalata e frutta (mela) ogni due giorni, fichi secchi e bacche di ginepro o di piracanta una ciottolina ogni tre giorni, pastoncino morbido e secco una ciottolina ogni settimana, osso di seppia, grit marino, cubetto sali minerali e calcio, integratore multivitaminico a prevalenza di vitamine gruppo B e K nel beverino una volta al mese per 4/5 giorni, integratore di aminoacidi (lievito di birra ornitologico in polvere) una volta al mese nel pastoncino morbido. Il “misto semi 1” è così composto: 10% miglio rosso - 15% miglio giallo - 10% cartamo - 15% scagliola -10% frumento - 10% avena decorticata – 10% grano saraceno - 10% lino - 5% girasole striato piccolo - 5% canapa. Periodo pre-cova, cova e svezzamento:differisce dal precedente solamente in rapporto all’accresciuto fabbisogno quantitativo, proteico e mineral-vitaminico. Cambia quindi la formulazione del misto semi; la spiga di panico, la verdura, la frutta, i pastoncini sono dati giornalmente od alla bisogna; i fichi e le bacche ogni giorno; gli integratori ogni venti giorni. Il “misto semi 2” è così composto: 10% miglio rosso – 10% miglio giallo – 5% cartamo – 5% scagliola – 10% frumento – 10% avena decorticata – 5% grano saraceno – 5% lino – 15% girasole striato piccolo – 10% canapa - 10% perilla bianca – 5% niger.Non uso dare semi germinati od ammollati o cotti in quanto li reputo potenzialmente pericolosi a causa delle aflatossine e degli agenti micotici che si possono sviluppare durante il periodo di somministrazione. Preferisco invece dare (quando disponibili) semi immaturi d’erbe prative che raccolgo lontano da strade e fonti inquinanti, in prevalenza centocchio.Per l’alimentazione dei novelli appena svezzati ho messo a disposizione bacche di ginepro, spiga di panico, pastone secco e morbido, misto semi 2, mela, fichi secchi, osso di seppia, blocchetto di sali minerali, ed il multivitaminico sudetto nel beverino 2 volte/mese per 3 giorni così come il lievito di birra nel pastoncino.Nido e dintorniPer scelta personale ho fatto riprodurre la coppia all’inizio della primavera, in quanto ho pensato che trattandosi della loro prima cova, era meglio che le condizioni ambientali fossero il più possibile favorevoli, così ho appeso il nido esterno alla gabbia il giorno 01 febbraio. A questa bella specie deve essere preferibilmente messo a disposizione il nido dopo i 18 mesi d’età, onde permettere una completa maturazione fisica e sessuale della coppia. Inoltre le cove annue non devono essere più di due (indicativamente primavera – autunno) per una corretta gestione fisiologica della femmina, anche se la maggior parte di queste fanno solo una covata annua. Il nido in legno, costruito da me, ha dimensioni di cm. 25x15x18h a cassetta orizzontale con doppia camera (ingresso 1/3 e cova 2/3) sfalsata ad “elle”: la camera d’ingresso è posizionata più in alto della camera di cova. Ha sportellino superiore di ispezione, tre/quattro fori a livello soffitto da mm. 7 per la ventilazione interna e foro d’ingresso e di passaggio di circa cm. 6 di diametro e lo fornisco alla coppia già con uno strato di trucioli di segatura sanificata (circa 3-4 cm.). Questo perché la femmina anche se ha a disposizione materiale vario, difficilmente ne porta molto dentro ed anzi il nido tende a svuotarlo più che a riempirlo (istinto atavico penso). L’allevatore sa quando è pronta per deporre dalla quantità del materiale “buttato fuori” dal nido ed in pratica quando la femmina non ne elimina più, è prossimo il momento della deposizione, che avviene solitamente a giorni alterni con la deposizione di 4-5 uova bianche, di forma ovoidale e grandi all’incirca come le uova degli Agapornis roseicollis. In questo periodo è bene disturbare il meno possibile la coppia ed ispezionare il nido preferibilmente quando la femmina si trova fuori dallo stesso, anche se si riesce a farlo pure con l’esemplare dentro.

..........continua nella parte seconda



INSEPARABILE ALI NERE O D'ABISSINIA







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