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Agapornis tar 2

Agapornis taranta : un'esperienza d'allevamento (parte seconda)

RiproduzioneIl primo uovo è stato deposto il giorno 22 febbraio seguito da altri quattro deposti a giorni alterni, mentre la cova vera e propria è iniziata con la deposizione del 3° uovo (prima le uova erano fredde). Il maschio durante la cova non aiuta la femmina se non portandole del cibo e sorvegliando l’uscita del nido. Durante il periodo di cova la femmina tende a deplumarsi per imbottire il nido e cova assiduamente, con brevi uscite per soddisfare i suoi bisogni. In questo periodo il bagnetto esterno deve essere sempre a disposizione per permetterle eventuali correzioni del tasso d’umidità all’interno del nido. Ho cercato di disturbare il meno possibile facendo ispezioni molto rapide e verso le ore serali ed al 7° giorno di cova ho effettuato la speratura delle uova con la penna-pila sperauova, senza perciò toccarle con le mani e quattro erano fertili, mentre il quinto uovo essendo chiaro ho provveduto ad eliminarlo perché ho reputato inutile e controproducente lasciarlo nel nido. La cova è proceduta tranquillamente e la mattina del 23° giorno si sono schiuse due uova con la nascita dei pullus, aventi pelle rosea e coperti da un rado piumino bianco; nei due giorni seguenti sono nati gli altri due. Le uova erano rotte esattamente nella metà della circonferenza e sono state eliminate dalla femmina. Dopo un primo periodo (da 6 a 10 ore) in cui i pullus finiscono di digerire i rimanenti apporti nutritivi che avevano nell’uovo, la femmina li alimenta rovesciandoli a pancia in su dapprima con il “latte di pappagallo” e poi facendosi rigurgitare il cibo dal maschio. Il giorno seguente però, l’ultimo nato presentava poca vitalità ed il gozzo vuoto; non sono intervenuto con alimentazione forzata, non volendo interferire con il naturale proseguimento dello svezzamento della covata e purtroppo il pullus è morto. Ad un sommario esame non presentava malformazioni evidenti né patologie in atto e quindi non ho spiegazione per questo decesso prematuro.La crescita dei tre pullus rimasti è proceduta regolarmente con gozzi mai vuoti e cure assidue da parte della femmina, che nei primi giorni eliminava anche le feci dei nuovi nati tenendo molto pulito il nido. Tra la terza e la quarta settimana anche il maschio inizia ad alimentare direttamente i nuovi nati, mentre la femmina inizia già prima ad uscire dal nido a procurarsi da sola le imbeccate per la sua prole.Dal 10° giorno ho provveduto a porre gli anellini inamovibili di misura 4,5 in acciaio e ciò non ha creato alcun problema nei genitori, a parte la “fatica” per fare uscire la femmina dal nido. Le ispezioni al nido si sono sempre svolte pacificamente anche per l’indole docile e domestica degli esemplari, con la femmina che si lascia anche toccare senza manifestare alcun timore. Verso il 20° giorno i novelli hanno iniziato a coprirsi di penne e piume e si sono involati dal 48° giorno in poi. I genitori hanno continuato ad alimentarli ancora per circa una settimana, insegnandoli nel frattempo a cibarsi da soli. I novelli presentano il becco giallo/arancione e la livrea come la femmina.Per una corretta formazione caratteriale dei novelli è basilare eliminare il nido un paio di giorni dopo l’involo dell’ultimo esemplare e farli soggiornare con i genitori per almeno un mese. I novelli in tal modo imiteranno il comportamento di questi verso l’allevatore, diventando docili e fiduciosi, cosa molto importante in proiezione futura. Dopo questo periodo, ho provveduto a dividerli dalla coppia con la grata verticale, spostandoli nell’altra metà della gabbia e fornendo loro un nido per la notte (molto gradito) per un altro mese. Ho riposizionato, ripulito e sanificato, il nido originale ma la coppia, anche se rimasta da sola, non ha manifestato l’intenzione di una nuova covata nelle settimane successive e quindi l’ho tolto con l’intenzione di provare a rimetterlo in autunno, ma nemmeno allora ci sono stati risultati positi.Dimorfismo ed accoppiamentoIl dimorfismo in alcuni esemplari maschi si manifesta già allo svezzamento con la comparsa di una o due piumette rosse sul capo od intorno agli occhi. Avevo letto su articoli del settore che il sottoala dei maschi era nero o più scuro rispetto alle femmine già allo svezzamento, ma non ho riscontrato nei miei esemplari una netta e certa differenza. Esiste invece una differenza morfologica che l’occhio attento percepisce in quanto il maschio ha il capo più massiccio, mentre nella femmina si presenta più tondeggiante ed aggraziato. In ogni caso con la prima muta giovanile attorno ai 6 mesi di età gli Agapornis taranta acquisiscono naturalmente le caratteristiche dimorfiche della specie principalmente con la comparsa del rosso sulla piume della fronte del maschio ed attorno agli occhi, anche il sottoala nero si fa più marcato ed abbondante.Nello stesso periodo è già opportuno iniziare a dividerli per coppie ed alloggiarli in gabbie di dimensioni adeguate onde favorire un saldo legame e poter verificare nel frattempo i giusti accoppiamenti fra soggetti non direttamente consanguinei e provenienti preferibilmente da linee di sangue diverse (almeno i maschi), in quanto è basilare avere delle buone femmine garantite per deposizione, cova e svezzamento dei pullus, per il successo riproduttivo di questa specie. Attualmente nel mio piccolo allevamento ho quattro linee di sangue da cui annualmente scelgo gli esemplari da esposizione e quelli da accoppiare come riproduttori per la mia continua selezione della specie. Raramente riporto in allevamento gli esemplari che partecipano alle mostre ornitologiche che, come la maggior parte dei nuovi nati, vengono ceduti ad altri allevatori od appassionati, intenzionati a cimentarsi ex novo oppure a rinsanguare il loro allevamento di Agapornis taranta.Conclusioni:Questa bella specie si è rivelata di media difficoltà d’allevamento (se eseguito con opportuni e dedicati accorgimenti) alla portata però di tutti gli allevatori con una sufficiente esperienza, maturata anche con altre specie. Gli Agapornis taranta sono esemplari rustici, intelligenti e docili e la paventata difficoltà nel loro allevamento, riportata in più testi, credo si possa facilmente evitare con l’accortezza di accoppiare esemplari scelti e provenienti da ceppi consolidati, aventi caratteristiche fenotipiche/morfologiche, ma soprattutto genotipiche (riproduttive) selezionate accuratamente. E’ ovvio che, chi deciderà di cimentarsi nell’allevamento di questa specie dovrà “scontare il noviziato” del cambiamento, ma in misura certamente minore alle aspettative. I taranta meritano un più diffuso allevamento sia per le loro caratteristiche che per l’ancora relativa rarità della specie in cattività e nelle mostre ornitologiche ed in particolar modo per la necessità di garantire la sopravvivenza della specie, in quanto occupano in natura un’areale circoscritto nel “Corno d’Africa” (Eritrea e Etiopia) e quindi più soggetto a possibili deleteri cambiamenti climatici ed ambientali o causati dall’uomo o da eventi naturali.- Luca Bernardis

............segue dalla parte prima



INSEPARABILE ALI NERE O D'ABISSINIA







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